Vita Sackville West, nella premessa al libro di Graham Thomas "Le rose antiche da giardino" pubblicato in Inghilterra nel 1955, scrive di queste: "occorre accostarvisi con occhi aperti e privi di pregiudizi ed anche con un naso che valuti veramente il profumo di una rosa scaldata al sole".  Una data controversa, il 1915, separa le rose antiche dalle moderne, ma la distinzione tra i due gruppi di rose è la diversa capacità di seduzione. Le rose antiche incantano, hanno colori delicati da conchiglia oppure sono voluttuose per profumo, per colore, ci ricordano l'oriente o un viottolo di campagna; comunque sono diverse dalle splendide ma un po' troppo rigide ed estranee rose moderne. Insomma, si fanno amare e allora possiamo perdonare loro anche l'unica fioritura, pur di averle vicine. I botanici ascrivono al genere Rosa circa 150 specie, di queste solo un piccolo gruppo ha dato origine alle migliaia di varietà attualmente in coltivazione. La maggioranza delle specie interessanti per la storia della rosa rientrano nella sezione delle Gallicanae, ma hanno dato un contributo importante anche la R. canina, originaria dell'Europa, e la R. moschata, originaria, nelle sue diverse forme, dell'Europa del sud e del Medio-Oriente fino all'Himalaya e alla Cina. La R. gallica officinalis è stata predominante e ha dato origine ai gruppi delle Gallica, Centifolia, Damasco e Portland nonché, pare, alle Alba. È il suo profumo intenso, avvertibile anche dopo l' essiccazione, che la rende così popolare e le fa attraversare i secoli, simbolo religioso per i Medi e i Persiani, conosciuta dai Romani, chiusa nei chiostri medioevali fino al risveglio del Rinascimento. Sembra sia stata la R. gallica incrociata con la R. phoenicia a costituire la R. richardi, che è stata rinvenuta nelle tombe dei faraoni. Durante tutto il Medioevo la R. gallica fu usata per le sue proprietà medicinali e produsse una famosa mutazione variegata (R. gallica versicolor) chiamata anche Rosa mundi sembra da Fair Rosamund, amante di Enrico VIII. Si perde nel tempo l'origine della R. x damascena che si credeva portata in Europa dai crociati ma di cui troviamo notizia in Egitto e a Roma citata da Erodoto, Teofrasto e Plinio come rosa dai cento petali, profumata e usata per l'estrazione dell'essenza. Le rose damascene sono forme ibride probabilmente naturali e possono essere distinte in due gruppi: le rose damascene estive (R. gallica x R. phoenicia) e le rose damascene autunnali, R. x bifera originate probabilmente da un incrocio tra R. gallica e R. moschata. Quest'ultima, che rifiorisce in autunno (Autumn Damask o Quatre Saison), deve aver destato nei tempi antichi molto interesse per la produzione di essenza. Al gruppo delle damasco appartengono rose ottocentesche come Madame Hardy, Marie Louise, Botzaris profumate ed eleganti, adatte ad essere coltivate in forma spontanea. Il mistero circonda ancora l'origine delle rose Alba di cui solo dal 1200 si hanno citazioni certe. Le descrive Alberto Magno e l'agronomo Crescentius, nel 1307, le consiglia a chi desidera una siepe di rose. La R. x alba è frequentemente riprodotta nei dipinti quattrocenteschi e rappresentò (R. x alba maxima) la casata degli York nella guerra delle due rose (la R. gallica officinalis fu l'emblema dei Lancaster).Fu considerata una specie fino al 1873 quando si affermò l'ipotesi si trattasse, invece, di un ibrido tra la R. gallica e la R. canina. Dall'analisi dei cromosomi sembra piuttosto che la progenitrice femminile sia una R. canina (forma a fiore bianco e poche spine) incrociata con la R. x damascena. Superbe rose Alba sono la Great Maiden's Blush (per i francesi Cuisse de Ninphe), Celestial, Queen of Denmark. Le R. x alba sono portatrici di un profumo eccezionale, possiedono un fogliame verde grigio che si accorda con il pastello delicato dei petali e, per robustezza e portamento, sono dei veri cespugli da fiore, come la maggioranza di essi, non rifiorenti. Furono gli ibridatori olandesi con un lavoro lento e paziente durato circa un secolo a darci nel XVI secolo il gruppo delle rose centifolia e poi quello delle centifolia muscose usando probabilmente quattro rose: la R. gallica, la R. moschata, la R. phoenicia e la R. canina. Le centifolia compaiono nei dipinti fiamminghi gonfie di petali ed ebbero nell '800 un grande successo nei giardini vittoriani, talmente riprodotte in quell'epoca, nei dipinti, sulle ceramiche, nei tessuti, da divenire allora l'idea stessa della rosa. Il profumo è intensissimo soprattutto quando il sole ne riscalda i petali che, spesso cangianti con l'età, assumono sfumature di colore inattese.
Di questo gruppo citiamo la muscosa Chapeau de Napoléon dai sepali
crestati e dal tomento profumato, la Fantin Latour dai fiori morbidi di
un rosa delicato, la piccola Rose de Meaux, molto antica, dalle corolle
minute e piatte di un rosa che si fa intenso nei petali ammassati al
centro. Altre belle centifolia tutte muscose sono Alfred de Dalmas dai
fiori rosa crema sempre presenti, Comtesse de Maurinais bianco crema
profumatissima, Gloire de Mousseaux con fiori grandi rosa chiaro.
Ci sono altre rose molto vecchie derivate dalla R. sempervirens e dalla
R. spinosissima ma, fino all'introduzione della R. chinensis che ebbe
luogo nel 1789, le rose coltivate derivavano quasi tutte dalle quattro
rose già citate per la centifolia.
L'arrivo in Europa della rosa cinese portò con sè la caratteristica
della rifiorenza (prima solo della damascena d'autunno). Erano infatti
le cinesi capaci di fiorire da maggio fino all'autunno.Nel 1781 fu
coltivata in Olanda una rosa cinese a fiore rosa con foglie lisce e
appuntite e con poche spine; è la rosa chiamata Old Blush China. Più
tardi, una forma a fiore rosso, la Slater's Crimson China, fu trovata a
Calcutta. Queste rose formarono, incrociate con le nostre, i gruppi
delle Bourbon, delle Borsault e delle Noisette e, più tardi, le ibride
perpetue.
La Old Blush China arrivò in Francia nel 1798 e il botanico Thory,
insieme a Redouté, la riprodusse da quell'anno. Patrocinati
dall'imperatrice Giuseppina, Thory e Pièrre Joseph Redouté non furono
solo eccellenti ibridatori ma studiarono la genealogia delle rose
avvalendosi della sua collezione, la più ricca mai esistita, al Chateau
della Malmaison. La rosa cinese apparve attorno al 1800 anche in
America attraverso i fratelli Noisette uno dei quali, vivaista a Parigi
e l'altro a Charleston (Carolina del Sud). La rosa cinese diede
origine, insieme alla R. moschata, al gruppo delle Noisette dalla
crescita forte e dall'ottima rifiorenza.
Sempre ai primi dell' 800 un probabile incrocio naturale tra la
damascena autunnale e la Old Blush nell'isola francese di Bourbon,
diede come progenie eccellenti rose arbusto di cui citiamo Louise
Odier, la Reine Victoria e, dovuta a Bonfiglioli, la Variegata di
Bologna (1909). Intanto alcuni ibridi provenienti dall'oriente tra la
R. gigantea
e la R. chinensis giunsero anch'essi in Europa (il primo nel 1810) fu
la R. indica odorata, il secondo nel 1824 la R. odorata ochroleuca o
Park's Yellow tea-scented China).
Queste ed altre rose, tutte caratterizzate da boccioli alti e appuntiti
e più delicate delle altre erano le prime rose tea. Le rose tea furono
incrociate con le Bourbon e le Noisette. La Safrano (derivata dalla
rosa cinese di Park incrociata con Desprez), con i petali interni
giallo-burro, comparve nel 1839 e fu il punto di partenza di una linea
di tea color giallo e rame.
Le Bourbon si fusero a loro volta con altre varietà affollando i
cataloghi di rose chiamate Ibridi Perpetui. Nel 1872 Paul pubblicò la
terza edizione del suo The Rose garden in cui elencò
cinquecentotrentotto Ibride Perpetue e centoquarantadue Rose Tea,
mentre le ottantasette damascena della prima edizione del 1848 si
ridussero a dieci e le Gallica passarono da quattrocentosettantuno a
sole cinquantatre, a testimonianza del cambiamento della moda. Verso la
fine dell '800 il sogno di una rosa decisamente gialla si avverò grazie
a un francese, Pernet-Ducher che riuscì a incrociare la R. foetida
persiana (introdotta nel 1838) con una rosa ibrida tea. La Soleil d'or,
proveniente da quei primi incroci, è ancora tra noi.
Nei primi anni del ventesimo secolo un sacerdote inglese, Joseph
Pemberton, creò un gruppo di rose arbusto con fiore a grappolo dalla
lunga stagione di fioritura. Pemberton usò due rose con geni di R.
moschata e di R. multiflora che incrociò con rose tea e ibride
perpetue. Ottenne cespugli che fioriscono dal basso con abbondanti
fiori a grappoli. Citiamo Felicia, Penelope, Cornelia e la successiva
Buff-Beauty.
Le rose dette Floribunda derivano dagli stessi ibridi cinesi che ci
hanno dato la Tea e dalla R. multiflora, ma ormai si tratta di parenti
lontani poiché verso la fine degli anni '80 le Floribunda e le Ibride
Tea furono oggetto di continui incroci, tanto che ora si parla
genericamente di rose a fiori raggruppati. La R. multiflora, dalla
fitta vegetazione e dai lunghi tralci, ha avuto una grande influenza
sulle sarmentose antiche. Introdotta nel 1862 ha trasmesso la sua
vigoria e i suoi grappoli di fiori eretti ad un'ampia discendenza;
piuttosto note sono Laure Davoust, Veilchenblau, Bleu Magenta (le
uniche, queste ultime, tra le sarmentose ad avere una tonalità viola).
Prima della multiflora ebbe un ruolo importante sulle sarmentose la R.
sempervirens che Jacques, capo giardiniere del Duca d'Orlèans a Neully,
tra il 1824 e il 1832 utilizzò per creare due rose eccezionali:
Adèlaide d'Orlèans e Félicité et Perpétue. Nel 1930 comparve per
mutazione una bellissima sarmentosa, la New Dawn (variazione della Dr
Van Fleet). Derivò dall'opera di alcuni ibridatori di cui forse
varrebbe la pena di continuare il lavoro.
Infatti Barbier in Francia ed altri in USA usarono la R. Wichuraiana
lasciandoci in testimonianza rampicanti come la Albéric Barbier,
l'Albertine e l'Excelsa riportate tuttora in molti cataloghi.
Altre sarebbero le rose da citare ma tra tutte il gruppo delle
pimpinellifolia riunisce varietà affascinanti nonostante la breve
fioritura.
Due fratelli di nome Brown, di Perth, furono i primi a utilizzare una
rosa scozzese selvatica trovata nelle vicinanze della città, producendo
piante da seme a fiori semidoppi. Si sviluppò una discendenza che
arrivata in Scozia e in Inghilterra suscitò l'interesse dei vivaisti.
R. Austin di Glasgow ne annoverava in catalogo più di cento varietà.
Una rosa famosa di questo gruppo è la Stanwell Perpetual ottenuta nel
1830 con il contributo della Autumn Damask.
Un altro importante gruppo di rose pimpinellifolia fu quello ottenuto
da Wilhelm Kordes in Germania che nel '30 e '40 ci diede tra l'altro la
Frühlingsgold e Frühlingsmorgen, rose che anche se moderne, sono dei
veri arbusti da giardino come quelle più antiche.
Per gran parte del novecento le ibride tè, che si affacciano alla
storia con "La France" di Jean Baptiste Guillot nel 1867, diventano le
rose più ricercate e toccano l'apice del loro successo negli anni 50 e
60. Alcune creazioni di quegli anni meriterebbero una riscoperta e
stanno diventando oggetto di collezionismo.
È sempre la famiglia Guillot che ci ha regalato le rose floribunda
senza le quali molte aiuole urbane sarebbero più tristi ed incolori, ma
la perfezione delle ibride di tè e la generosità delle floribunda ci
aveva fatto dimenticare la seduzione del profumo.
Le rose antiche così si sono prese la rivincita e vivono una vita negli
incroci con le moderne. Le rose di David Austin, la rosa Generosa® di
Guillot ma anche quelle di altri ibridatori, ci danno oggi la
rifiorenza e il colore delle moderne, il fascino e il profumo delle
antiche. Non sappiamo come continuerà la storia delle rose, ma
l'interesse per le rose è sempre vivo ed altre rose verranno; starà a
noi conservare il più possibile anche le varietà meno di moda.
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